Peste suína africana atinge Sérvia e Itália: o que os compradores de carne suína devem observar

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Peste suína africana atinge Sérvia e Itália: o que os compradores de carne suína devem observar

Nuovi focolai di peste suina africana in Serbia e in Italia hanno portato a massicci abbattimenti e a norme più severe per gli allevamenti, e potrebbero modificare i flussi del commercio di carne suina nei prossimi mesi.

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Martina Osmak

Director of Marketing

La peste suina africana (ASF) sta nuovamente mettendo sotto pressione gli allevatori di suini in Europa, con un grande focolaio in Serbia e nuovi casi nell’Italia centrale. La malattia non danneggia le persone, ma è quasi sempre mortale per i maiali, e non esiste ancora un vaccino. Per gli acquirenti e i trader di carne, la questione più importante è l’impatto di questi focolai sull’offerta, sulle regole per le aziende agricole e sui flussi commerciali.

La Serbia affronta uno dei peggiori focolai degli ultimi anni

La Serbia sta affrontando la peste suina africana per la seconda volta in tre anni. Secondo il ministero dell’agricoltura del paese, il virus è ormai stato confermato in un’ampia area del territorio nazionale.

La portata del focolaio è grave:

  • Casi confermati in 7 distretti, 12 comuni e 58 località

  • Un totale di 734 aziende agricole colpite

  • Stato di emergenza dichiarato in 9 comuni

  • Circa 30.000 suini morti o abbattuti per fermare la diffusione

Il primo abbattimento di massa, di circa 11.000 animali, è stato ordinato il 9 luglio in un allevamento a Hrtkovci, a circa 70 chilometri da Belgrado. Poiché non esiste alcun vaccino, ogni caso confermato porta all’abbattimento immediato e preventivo del branco interessato.

Ci sono i primi segnali di una stabilizzazione della situazione. Le autorità hanno riferito che lunedì 27 luglio è stato il primo giorno senza nuovi focolai, e un rappresentante del settore ha dichiarato a Bloomberg Adria che il problema potrebbe essere sotto controllo entro la metà di agosto.

Perché il momento è particolarmente difficile per la Serbia

Il focolaio è arrivato quando la Serbia aveva già il suo più piccolo patrimonio suinicolo da un decennio. Le statistiche nazionali indicavano circa 2,4 milioni di suini al 1° dicembre 2025, vale a dire il 13,9% in meno rispetto alla media decennale 2014‑2024. A maggio 2026, prima dell’inizio del focolaio, i numeri erano già in calo di quasi il 15% su base annua.

Questo ha conseguenze per il commercio. Dopo l’ondata di infezioni, le aziende colpite dovranno affrontare un divieto di sei mesi per il ripopolamento delle stalle. In pratica, ciò significa che l’introduzione di nuovi suini da ingrasso potrebbe essere possibile solo a partire dal prossimo anno.

Cosa potrebbe significare per i prezzi del suino e le importazioni

La Serbia di norma produce circa il 60% della carne suina che consuma e importa il resto, principalmente da Russia e Spagna. Con l’offerta locale sotto pressione, ci si aspetta che il paese acquisti più carne suina da trasformare in prodotti come i salumi.

Alcuni punti che acquirenti e venditori dovrebbero tenere a mente:

  • Le autorità prevedono una quantità sufficiente di carne suina fresca per il mercato interno, ma maggiori importazioni di carne suina destinata alla trasformazione

  • È atteso solo un lieve aumento dei prezzi dei prodotti a base di carne suina, non un’impennata brusca

  • Le importazioni di carne della Serbia sono cresciute fortemente nel corso degli anni, da 5 milioni di euro nel 2006 a un record di 256 milioni di euro nel 2024

  • Le sole importazioni di carne suina valevano circa 213,5 milioni di euro nel 2025

Anche le abitudini di consumo stanno cambiando. I dati serbi per giugno 2026 mostrano un calo del consumo di carne suina da circa 18 a 15 chilogrammi pro capite, mentre il pollame è salito da 15 a 18 chilogrammi.

L’Italia rafforza i controlli in Toscana

Anche l’Italia è in allerta. Dopo il riscontro di casi di ASF nelle province di Pistoia e Massa‑Carrara, nell’area di Siena sono emerse preoccupazioni per i blocchi sanitari e i controlli aggiuntivi che gravano sulle aziende locali.

In risposta, la regione Toscana, il ministero dell’agricoltura italiano (Masaf) e l’associazione degli agricoltori CIA hanno definito misure straordinarie contro la malattia. Tra queste figurano:

  • Deroghe speciali al disciplinare DOP della Cinta Senese, per consentire una biosicurezza più rigorosa nelle aziende

  • Un piano per contenere la popolazione di cinghiali, che possono veicolare il virus

  • Indennizzi dedicati ai produttori colpiti

La Cinta Senese è una nota razza suina locale, quindi i cambiamenti mostrano fino a che punto le autorità sono disposte a spingersi per proteggere sia la salute animale sia un prodotto regionale di valore.

Le implicazioni per il commercio della carne

La peste suina africana resta un rischio concreto in tutta Europa, e i suoi effetti vanno ben oltre il cancello dell’azienda agricola. Gli abbattimenti riducono l’offerta locale, i divieti di ripopolamento rallentano la ripresa e gli importatori potrebbero dover guardare più lontano per colmare le carenze.

Per gli utenti di MeatBorsa, il messaggio operativo è di monitorare con attenzione l’offerta e i prezzi nei Balcani e nell’Europa centrale nei prossimi mesi, e di mantenere opzioni di approvvigionamento flessibili mentre le regioni colpite ricostruiscono i propri allevamenti.

Fonti

Peste suína africana atinge Sérvia e Itália: o que os compradores de carne suína devem observar | MeatBorsa Notizie