
Published in Market Analysis
Mercato suinicolo europeo sotto pressione: più offerta, export in calo e peste suina in espansione
I produttori europei di carne suina si preparano ad affrontare una difficile metà del 2026, con un eccesso di carne sul mercato, il calo dei ricavi dalle esportazioni e la peste suina africana che si sta diffondendo in un numero crescente di paesi.

Martina Osmak
Director of Marketing
I produttori europei di carne suina si trovano ad affrontare una difficile metà del 2026, con troppa carne sul mercato, calo dei ricavi dalle esportazioni e la peste suina africana che si diffonde in un numero crescente di paesi.
Un mercato con troppa carne suina
I prezzi globali della carne suina sono sotto pressione nella seconda metà del 2026. L’offerta è elevata e la domanda è debole, quindi i prezzi nella maggior parte delle grandi regioni produttrici sono al di sotto dei livelli di un anno fa. Questo è il messaggio principale dell’ultimo rapporto globale sulla carne suina di Rabobank, riportato da National Hog Farmer.
In Europa il problema è evidente. La produzione è cresciuta negli ultimi due anni e la peste suina africana in Spagna ha tagliato fuori alcuni mercati di esportazione. Quando la carne suina spagnola non può essere spedita all’estero, una quota maggiore rimane all’interno dell’UE, e questo spinge i prezzi locali verso il basso.
Cosa mostrano i numeri dell’UE
Le previsioni aggiornate della Commissione europea per il 2026, riportate da Pig World, indicano che la produzione di carne suina nell’UE si stabilizzerà dopo due anni di crescita.
Le cifre principali per il 2026:
La produzione netta di carne suina è destinata a crescere solo dello 0,3% fino a circa 22,1 milioni di tonnellate.
Il patrimonio scrofe è previsto in aumento dello 0,6%.
Il consumo pro capite di carne suina resta stabile a 33,1 kg.
Le importazioni dovrebbero diminuire del 3% a 94.900 tonnellate.
Le esportazioni sono previste in calo dello 0,5% a 2,97 milioni di tonnellate.
I volumi di esportazione di carne suina dell’UE erano già inferiori dell’1,9% nei primi cinque mesi dell’anno. Dietro queste esportazioni più deboli ci sono tre forze principali: i focolai di PSA in Spagna, i dazi antidumping cinesi sulla carne suina dell’UE e la maggiore concorrenza del Brasile nei mercati asiatici.
Il commercio si sposta verso nuovi attori
Il commercio globale di carne suina sta cambiando forma, anche se i volumi complessivi restano relativamente stabili.
Il Brasile è il chiaro vincitore. Le sue esportazioni di carne suina hanno raggiunto livelli record nella prima metà del 2026, con volumi in aumento del 15% e ricavi all’export in crescita del 36% rispetto a un anno prima. Una domanda forte sia sul mercato interno sia su quelli esteri significa che gli allevatori brasiliani hanno pochi motivi per rallentare.
La Cina, il maggiore acquirente mondiale, sta facendo un passo indietro. Le importazioni cinesi sono diminuite del 15% dall’inizio dell’anno, mentre il paese cerca di smaltire la propria eccedenza. Rabobank prevede che la Cina tornerà a comprare di più nella parte finale del 2026, man mano che il patrimonio scrofe si riduce e l’offerta locale si contrae.
Gli acquirenti in Messico e nelle Filippine hanno aumentato i loro acquisti. Le Filippine hanno recentemente riaperto il loro mercato alla carne suina spagnola, il che potrebbe offrire ai venditori europei uno sbocco aggiuntivo utile.
La peste suina africana continua a diffondersi
Le malattie restano il principale fattore imprevedibile per acquirenti e venditori di carne suina. Nelle ultime settimane, la PSA ha causato nuovi problemi in diversi paesi europei, secondo quanto riportato da Pig World.
L’Ungheria ha confermato il suo secondo focolaio in suini allevati, in un’azienda con circa 1.850 capi nella contea di Somogy. L’intera mandria doveva essere abbattuta. L’Ungheria aveva registrato il primo caso in allevamento solo a giugno.
La Finlandia sta ampliando la sua zona di controllo dopo aver trovato il virus nei cinghiali selvatici vicino al confine russo. Quattordici casi sono stati confermati dalla fine di luglio.
La Serbia è stata duramente colpita, con circa 36.632 suini morti o abbattuti in 930 allevamenti infetti in sette distretti. Una sola azienda ha perso più di 11.000 suini all’inizio di luglio.
Ogni nuovo focolaio può innescare divieti di esportazione e deviare i flussi commerciali, aggiungendo ulteriore incertezza a un mercato già saturo.
Cosa dovrebbero monitorare acquirenti e venditori
Nel breve periodo lo scenario indica una pressione persistente sui prezzi della carne suina europea. Per le aziende che commerciano carne, nei prossimi mesi alcuni segnali saranno particolarmente importanti:
I prezzi di riferimento settimanali dell’UE e gli indicatori nazionali, che mostrano la velocità con cui il mercato si sta riequilibrando.
Il ritmo degli acquisti della Cina, poiché un ritorno della domanda cinese potrebbe sostenere i prezzi.
Nuovi focolai di PSA, che possono chiudere rapidamente i mercati e modificare i flussi commerciali.
La crescita delle esportazioni del Brasile, che mantiene forte la concorrenza tra gli acquirenti asiatici e globali.
I costi più ampi aumentano l’incertezza. Rabobank segnala un’economia in rallentamento, il rischio sui prezzi dei mangimi legato alle tensioni in Medio Oriente e l’abbondanza di carne di pollo a prezzi più bassi, tutti fattori che influenzano la quantità di carne suina acquistata dai consumatori.
Per il momento, il settore suinicolo europeo sta attraversando un periodo di abbondanza. Un’offerta superiore alla domanda, ricavi da esportazione in calo e una malattia in espansione rendono una pianificazione accurata essenziale sia per gli acquirenti sia per i venditori.